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Certi pomeriggi non passano mai
di Mario Fortunato
Qualche mese fa parlavo di libri con un’amica, ci scambiavamo i nomi di libri belli, di quelli che non si dimenticano e che sempre con maggior fatica si trovano in libreria… Tutto normale in anni che hanno la particolarità di tradurre Fahrenheit 451 nella realtà di tutti noi… Ma torniamo al tema: la mia amica mi ha nominato il romanzo della scrittrice inglese Jeanette Winterson Scritto sul corpo; si tratta di un romanzo che parla dell’amore tra due donne. Ma tutto è tranne che un romanzo omosessuale. L’autrice racconta di un amore che le ha dato passione e dolore, e che poi finisce; è l’amore di una donna per un’altra donna, ma la Winterson ne scrive senza i limiti del genere o delle categorie, creando un piccolo capolavoro per tutti, tanto che chiunque può identificarsi nella protagonista, aldilà delle sue scelte sessuali. 
E così oggi Mario Fortunato, con il suo Certi pomeriggi non passano mai (pp.47 – Edizioni Nottetempo - € 3,00), ha creato un analogo prodigio. Sta in una tasca questo caleidoscopio di emozioni e suggestioni, poche decine di pagine e vi rimane dentro per sempre. Un oggetto prezioso, da passarci l’un l’altro per goderne insieme nonostante l’aria che tira…
Perché? Anche Mario, come Jeanette, riesce a parlare dell’amore tra due ragazzi universalizzando la sua scrittura: egli rende i sentimenti di cui parla, i sogni, i timori, e poi la disperazione, la speranza, la fantasia… “roba per tutti”.Lui che aspetta lui, e un ritardo che si protrae nell’arco di un pomeriggio - fino al finale aperto (che ognuno può/deve interpretare come vuole) - è il materiale con il quale è imbastita questa storia. Una storia che è un modo moderno e particolare per parlare di amore in questo tempo, quando poteva sembrare che a riguardo tutti avessero detto tutto.
Qui ci sono due Lui, ma tutte le combinazioni sono aperte quando si parla d’amore, quello che non cambia è la sincerità del sentire.
E l’autore di queste pagine ci ha regalato un punto di vista sensibile e delicato, intenso e sfaccettato che racconta l’attesa dell’amato, nello scorrere delle ore e dei colori, di un qualsiasi pomeriggio della nostra vita. E’ un regalo, un piccolo regalo d’amore.
FPM
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Versi, emozioni e confusioni
di Massimiliano Finelli
Quanto poco si legge "poesia" in Italia, non ho mai capito (da libraia) come mai... Poi - man mano che imparavo il mestiere e compiangevo lo stato dell'arte della lettura in generale nel nostro Paese, mi sono resa conto che la poesia è la cenerentola della carta stampata e i poeti merce in estinzione più degli scrittori. Chi scrive poesia oggi lo racconta in cerchie ristrette, in cenacoli piccoli e rarefatti, con un pudore che commuove. Eppure...
Eppure noi un poeta lo abbiamo incontrato per davvero. Un poeta che non fa mistero della sua passione e, indifferente a salotti e raccomandazioni scrive la sua poesia e la regala agli altri. Questo poeta è Massimiliano Finelli, giovane uomo trapiantato a Roma (ma la sua origine bolognese è nella dolcezza della sua parlata), che mi piacerebbe presentare a tanti intellettuali di professione. Perchè?
Per la passione e l'entusiasmo che Massimiliano trasmette per la poesia per la letteratura in genere... una passione che vi trasmette, non c'è scampo!
Così le sue poesie, non mi permetto di fare confronti irrispettosi, ma avete presente la celeberrima Antologia di Spoon River di Lee Masters? Ecco, quelle tonalità sono un'eco presente nelle poesie di Massimiliano, poesie che hanno anche qualcosa che ricorda i versi di De André... E poi, leggendolo, scoprirete, come ho fatto io, il profumo di un'adolescenza non consumata, che il nostro ha conservato nella sua aspirazione poetica.
Morgana |
Beijing Story
di Tongzhi
(...) Innanzitutto è una "internet novel": vuol dire che il libro, come oggetto materiale, non c'è mai stato prima di questa edizione italiana. Beijing Story è comparso in cinese su alcuni siti, in tal modo sfuggendo alla censura di Stato, e qualche tempo dopo è stato tradotto in inglese americano, ma sempre e soltanto vedendo la luce sul web. (...) Beijing Story non ha un autore. O meglio, chi ha scritto il romanzo è stato costretto finora all'anonimato. Il motivo è semplice. Si tratta di una storia evidentemente autobiografica, scritta da un giovane uomo di successo: quello che nel mondo occidentale potremmo definire un manager parecchio rampante. Quest'uomo abituato a comprare tutto quello che gli serve - anche l'amore di chi non lo ama - perde la testa per un giovane prostituto, un ragazzo timido, un po' scontroso, la cui bellezza silenziosa e assorta è come l'anagramma della propria incapacità di stare al mondo. Il racconto vira subito nel mélo puro.
(...) C'è molto sesso, in queste pagine, ma guai a considerare Beijing Story un ro manzo erotico. Mai come in queste pagine il sesso ha una pura funzione fàtica: l'autore non fa che chiederci attenzione, ma ciò che vuole comunicare non è la bellezza dell'eros omosessuale, bensì la fragilità e la contraddittorietà che esso talvolta scatena.
Non escludo infine che qualche amante del politically correct possa inclinare a leggere questo romanzo come un documento amaro e infelice dell'arretratezza culturale della CIna odierna. Sì certo, c'è anche questo. Come c'è l'accenno ai fatti di piazza Tian'ammen e alla drammatica repressione che seguì esattamente venti anni fa. Ma vorrei dire che un romanzo è prima di tutto ciò che è: un romanzo. Non un saggio, non una foto della realtà nè un atto d'accusa. O forse è tutto questo insieme, ma solo perché non pretende di spiegare né di giudicare. Beijing Story racconta solo una storia: è come il pezzetto di uno specchio infranto, trovato per caso su quell'immensa spiaggia che è internet. In quel frammento però c'è un bagliore che acceca.
(dalla Nota al romanzo di Mario Fortunato)
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